Fa sorridere la nuova call per soluzioni di intelligenza artificiale applicate alla PA comunale dell’IFEL dell’11 settembre scorso. Scrivono sul web che sono alla ricerca di “proposte di soluzioni applicative sperimentali di IA utili ad innovare i processi amministrativi nei Comuni“. Sarebbe tutto normale nell’ambito della formazione – piuttosto stantia – dedicata alla PA, se l’IFEL non fosse un ente “di ricerca e formazione attraverso la produzione di studi, analisi e proposte di innovazione normativa…”, quindi dedito ad attività scientifica vera e propria.
Sono convinta che negli uffici comunali in parecchi utilizzino già Chatgpt o DeepSeek, nelle loro versioni free, per la facile elaborazione di provvedimenti amministrativi, procedure e contratti di appalto, elaborazione di tabelle Excel, e ricerche normative e giurisprudenziali di ogni genere. Anche l’accesso con piano gratuito, infatti, ha aperto un nuovo mondo paragonabile, per chi se lo ricorda, all’open space offerto da Internet negli anni ’93 e seguenti. Quanti avevano studiato e fatto ricerca tra polverosi libri e riviste da biblioteca improvvisamente si trovavano a navigare nel web. E quanti virus allora…
Chi ha già almeno provato ad utilizzare per lavoro l’IA offerta gratuitamente dalle due piattaforme sopra citate sa benissimo che chi ha scritto l’oggetto della call dell’IFEL non sa neanche di che cosa parli. L’IA non è certo riconducibile a modelli “standardizzabili” per l’impiegato comunale “modello” che dovrebbe utilizzare poi l’IA come soluzione applicativa sperimentale. Ma che significa? Chatgpt o DeepSeek, per i tanti che già li utilizzano di certo, sono come due validi assistenti amministrativo/contabili preparatissimi ed efficienti ma…ancora bambini. Se educati ed istruiti da lavoratori intelligenti e preparati, capaci di porre loro le domande corrette e di correggerli in caso di errore, diventeranno due alleati lavorativi eccezionali, sempre presenti e pronti a soddisfare ogni più svariata richiesta in brevissimo tempo.
Più di dieci anni fa costituiva un vanto da contabili saper smanettare sulle varie tabelle pivot che Excel consente di produrre ed aggiornare velocemente, ad esempio per riclassificare le varie categorie di spesa o di entrata dell’estratto conto postale. Oggi lo fa Chatgpt per noi, anche se ci siamo dimenticati come si lavora una tabella pivot – e non abbiamo voglia o tempo di guardarci un video su Youtube -. Gli incolliamo una tabella con le nostre categorie di spesa/entrate riclassificate ed i nostri periodici estratti conto postali….il resto lo fa lui, restituendo la tabella aggiornata periodicamente con i parziali per categoria di entrata e spesa. Oppure gli incolliamo una determina di acquisti sottosoglia quale modello per le manutenzioni tipiche dell’ufficio tecnico…..e gli diciamo di variarne semplicemente importo ed oggetto anche per 50 volte…con apposita tabella elenco – anche su word – e lui lavora per noi nel tempo di un clic. Altro che stampa unione! Almeno per chi se la ricorda. Bastano due copia/incolla ed un click. Non bisogna dimenticare, però, che chi lavora impartendo ordini ed istruzioni all’IA deve saperne valutare ed eventualmente correggerne l’output. L’IA non può sostituire in nessun caso l’assenza di intelligenza umana in chi la utilizza. E nemmeno di coloro che dovrebbero gestirne la diffusione. Ma la call dell’IFEL sembra poter bypassare il problema mediante una soluzione applicativa sperimentale. Standardizzata? Non si tratta di un nuovo software miracoloso, ma di un nuovo modo di lavorare che semplifica – e velocizza – enormemente qualsiasi lavoro nella PA richieda un output di natura intellettuale. L’IA non è ancora in grado di riparare da sola le buche sull’asfalto, ma può liberare molto tempo ai tecnici comunali relegati in ufficio a fare i dattilografi su word per le innumerevoli determine di competenza. Temo però che non arriveremo mai ad utilizzare seriamente l’IA negli uffici comunali. Sembra infatti che nemmeno i nostri scienziati IFEL comprendano che l’IA richiede fondamentalmente uno ed un solo requisito indispensabile per la sua implementazione empirica: che l’impiegato comunale sia in grado di pensare e ragionare autonomamente ed in senso critico, altrimenti il “bambino prodigio” qual è Chatgpt può crescere male – dato che impara dall’utilizzatore – e comportarsi di conseguenza, commettendo parecchi errori. Chi dovrebbe innovare la PA è veramente disposto a vederla popolata da impiegati pensanti, produttivi e dotati di spirito critico, logico e razionale? Personalmente ne dubito fortemente, infatti la call sembra sottintendere una qualche forma di riduzione e semplificazione al fine dell’utilizzo dell’IA da parte di meri esecutori privi di competenze specifiche, almeno da come è proposta. Finché chi dovrebbe promuovere e programmare la formazione rifugge da ogni forma di innovazione nella forma mentis di chi lavora, non vi sarà mai un reale progresso nei metodi di lavoro della PA. Il progresso viene ancora visto come un pericoloso dèmone che minaccia molte posizioni lavorative che invece potrebbero – e dovrebbero – essere semplicemente riconvertite. “Eppur si muove“, il leggendario aneddoto attribuito a Galileo Galilei è quantomai attuale ai nostri giorni. Nulla è cambiato da allora e nulla mai potrà cambiare.

