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30 Ottobre 2026

Debiti commerciali: il nuovo par. 5.1-bis, All. 4/2, dopo Arconet 28/1/2026

Debiti commerciali: il nuovo par. 5.1-bis, All. 4/2, dopo Arconet 28/1/2026

Arconet non inventa un procedimento sconosciuto agli enti locali, ma riscrive e ordina in forma di principio contabile una serie di buone prassi organizzative che avrebbero dovuto essere già presidiate da tempo per rispettare i termini di pagamento previsti dall’art. 4, D. Lgs. 231/2002. Un articolo dell’autore dell’ormai lontano 21 settembre 2016, dal titolo “Responsabilità del funzionario dell’ente per i ritardati pagamenti“, edito da Il Sole 24 Ore-Frizzera, rivista “La Settimana Fiscale”, – qui disponibile per il download – lo aveva già evidenziato: interessi moratori, rimborso delle spese di recupero, responsabilità per danno erariale del funzionario, obblighi di comunicazione in PCC e relative sanzioni erano già pienamente presenti nel sistema normativo, soprattutto dopo il D.L. 35/2013.

Ed è proprio qui che si coglie il senso dell’intervento ARCONET. Se i termini di pagamento di 30 o 60 giorni e le conseguenze del ritardo sono oramai da anni nel diritto positivo, il problema non era l’assenza della regola, ma la sua traduzione operativa dentro i procedimenti interni degli enti. Il nuovo 5.1-bis sembra allora rispondere a questa esigenza: trasformare obblighi già vigenti in una sequenza amministrativa dettagliata, scandendo programmazione di cassa, impegno, controllo del DURC, ricezione e smistamento delle fatture, liquidazione, controlli contabili e fiscali, emissione degli ordinativi e pagamento. Non una rivoluzione normativa, quindi, ma una codificazione di metodo.

La scelta non è casuale. ARCONET sembra aver voluto portare dentro i principi applicati un modello organizzativo più analitico per almeno tre ragioni: collegare il rispetto dei tempi di pagamento alla corretta programmazione finanziaria; ridurre le disfunzioni operative che rallentano il ciclo passivo; rendere più chiari i punti di responsabilità interna in caso di ritardi. Sotto questo profilo il nuovo testo ha un valore soprattutto gestionale: non aggiunge un obbligo sostanzialmente nuovo, ma dice agli enti come devono organizzarsi per rispettare obblighi che esistono da anni.

Sui debiti commerciali non nasce quindi un nuovo procedimento, ma viene ufficializzata in sede contabile una griglia di buone prassi che l’ordinamento, nei fatti, richiedeva già da tempo.

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