La Legge 30 dicembre 2025, n. 199 (Bilancio di previsione 2026-2028), in vigore dal 1° gennaio 2026, introduce una misura di tassazione agevolata su una quota dei compensi accessori corrisposti ai dipendenti pubblici non dirigenti.
Cosa prevede l’art. 1, comma 237
Per il solo anno 2026, i compensi relativi al trattamento economico accessorio (inclusi quelli aventi natura fissa e continuativa) erogati al personale non dirigenziale delle amministrazioni pubbliche:
- sono assoggettati (salvo rinuncia scritta del lavoratore) a una imposta sostitutiva di IRPEF + addizionali regionali e comunali;
- con aliquota pari al 15%;
- entro il limite di 800 euro.
La misura si applica ai titolari di reddito di lavoro dipendente non superiore a 50.000 euro.
Amministrazioni interessate
Il comma richiama le amministrazioni pubbliche di cui all’art. 1, comma 2, del D.Lgs. 165/2001: in questa definizione rientrano, tra gli altri, Stato, Regioni, Province, Comuni, Comunità montane, nonché enti del SSN, scuole, università, Camere di commercio, enti pubblici non economici, ARAN, Agenzie.
Quali somme: “trattamento economico accessorio” e indennità fisse/continuative
La disposizione riguarda i compensi accessori (non la retribuzione fondamentale) e precisa che vi rientrano anche le indennità di natura fissa e continuativa.
In termini pratici, il perimetro dovrà essere gestito coerentemente con le voci retributive previste dai CCNL e con le codifiche utilizzate dai software paghe: tipicamente, le indennità/accessori (es. turno, reperibilità, specifiche responsabilità, particolari condizioni di lavoro, ecc.) possono essere candidate, ma la corretta “mappatura” richiederà attenzione, soprattutto ai fini del monitoraggio del limite annuo di 800 euro.
Il limite di 800 euro
Il comma indica un tetto (“entro il limite di 800 euro”) su cui applicare la sostitutiva al 15%.
Il limite è annuo e, salvo chiarimenti applicativi, sarà opportuno impostare un presidio che consenta:
- conteggio progressivo della quota già assoggettata a sostitutiva;
- gestione del superamento del limite (oltre 800 euro: tassazione ordinaria);
- conguaglio di fine anno e correzioni in caso di variazioni reddituali.
Reddito massimo 50.000 euro: soglia e controlli
La norma limita il beneficio ai lavoratori con reddito di lavoro dipendente non superiore a 50.000 euro.
Operativamente, questo requisito può creare criticità nei casi di:
- più rapporti di lavoro nell’anno;
- redditi variabili (arretrati, premi, progressioni, ecc.);
- assunzioni/cessazioni in corso d’anno.
In assenza – per il momento – di regole attuative “di dettaglio”, un approccio prudenziale per i sostituti d’imposta è prevedere autodichiarazioni/attestazioni del dipendente ove necessario e un conguaglio accurato.
Rinuncia scritta: perché è prevista e quando può convenire
Il beneficio è applicato automaticamente, ma il lavoratore può esercitare “espressa rinuncia scritta”.
La rinuncia può avere senso quando la tassazione sostitutiva:
- risulta meno conveniente della tassazione ordinaria (ad esempio, in situazioni di incapienza o con detrazioni che abbattono fortemente l’imposta);
- interferisce con strategie individuali di capienza fiscale.
Per l’ente è essenziale conservare agli atti la rinuncia (e tracciarne la decorrenza), perché incide sulla modalità di calcolo delle ritenute.
Esempio di convenienza
Un dipendente non dirigente nel 2026 riceve 800 euro di accessorio agevolabile.
- Imposta sostitutiva 15%: 800 × 15% = 120 euro.
- Tassazione ordinaria: dipende dallo scaglione IRPEF e dalle addizionali locali; per molti contribuenti la pressione può risultare superiore (ad esempio, aliquota marginale + addizionali).
Risultato tipico: incremento del netto, con entità variabile in base a reddito, addizionali e capienza.
Cosa fare (subito) negli uffici personale
Per una gestione ordinata nel 2026, in particolare negli enti locali, è utile predisporre:
- Mappatura delle voci accessorie potenzialmente agevolabili (incluse quelle fisse e continuative).
- Regola di calcolo automatica in paghe: 15% fino a 800 euro annui, oltre ordinario.
- Gestione documentale delle rinunce scritte.
- Presidi sul requisito reddituale (50.000 euro), soprattutto in presenza di situazioni “miste”.
- Preparazione della reportistica di controllo (monitoraggio limite e conguagli).
In conclusione
Il comma 237 della Legge di Bilancio 2026 introduce una misura mirata di detassazione degli accessori nel pubblico impiego non dirigenziale: 15% sostitutivo fino a 800 euro, con soglia di reddito 50.000 euro e possibilità di rinuncia. Per gli enti (soprattutto Comuni e amministrazioni locali) la sfida non è teorica ma operativa: identificare correttamente le voci, applicare il limite, gestire la soglia reddituale e documentare le opzioni del dipendente.

