Entro il 15 settembre deve essere avviato l’iter di bilancio degli enti locali, ai sensi del Decreto MEF del 25.7.2023. Diventa quindi cruciale prevedere le prossime manovre sul contenimento della spesa pubblica di comparto quale naturale prosecuzione di quelle già intraprese con la Legge di Bilancio 2025.
La previsione appare fondamentale anche a causa dell’aumento tendenziale del debito pubblico nazionale verso la UE per le note motivazioni geopolitiche.
I tagli lineari applicati a decorrere dall’esercizio 2025 hanno, di fatto, ulteriormente squilibrato la situazione tra amministrazioni locali – da sempre sottoposte a limiti stringenti nelle politiche di assunzione di personale – e amministrazioni centrali, anche periferiche. Se è vero che anche le amministrazioni centrali – periferiche o meno – hanno assistito ad una graduale contrazione delle rispettive dotazioni organiche nel corso degli anni, diverso è stato il percorso inerente all’informatizzazione del personale e la digitalizzazione dei procedimenti.
Le recenti difficoltà nella digitalizzazione dell’iter delle procedure penali – applicativo APP – apparse sui giornali dimostrano – anche ai giorni nostri – che “carta canta”. Parificazione stipendiale a parte, è difficile confrontare un dipendente comunale che sin dal 2005 ha trovato utile e conveniente applicare le principali innovazioni introdotte dal CAD – D. Lgs. 82/2005 – anche ai fini della produttività del proprio lavoro a parità di ore lavorate, ad un altro dipendente statale che solo a partire dal 2016, all’incirca, ha cominciato a gestire documentazione amministrativa dematerializzata.
I Comuni sono tenuti a ricevere le fatture solo tramite Piattaforma dei Crediti Commerciali (PCC) sin dal 2014, e da tale data a monitorarne le tempistiche di pagamento di derivazione comunitaria – D. Lgs. 231/2002 e art. 7-bis, D.L. 35/2013 -. Nell’apparato statale sembrerebbe che l’obbligo sia stato introdotto solo in seguito al progetto PNRR 1.11 a decorrere dal 2025… Un intero decennio di scarto.
Anche ipotizzando una parità di anzianità media del personale, la riduzione del 25% delle cessazioni delle dotazioni organiche imposta nel 2025 se nell’apparato statale può essere motivata e giustificata con il ricorso ad una maggiore digitalizzazione dei procedimenti, nel comparto enti locali non può trovare margini per ulteriori ingegnerizzazioni delle procedure. A meno che non si ricorra all’utilizzo di droni per i sopralluoghi di competenza degli uffici tecnici al posto di persone in carne ed ossa ed all’eliminazione di qualsiasi contatto umano col personale comunale nelle procedure di affido dei minori e di ricovero degli anziani in strutture protette.
A volte, leggendo comma per comma le innovazioni finanziarie annualmente proposte sotto forma di Legge di Bilancio, sembra che alcune siano state scritte dagli stessi dirigenti statali che, certamente perché non di loro competenza, usualmente chiedono – nel testo delle loro missive istituzionali – ancora la ricevuta – via pec – di note trasmesse tramite pec. Ma che sarà mai questa pec? “Carta canta”. La pec no. Chi oserebbe mai mettere in discussione la bellezza di una pec stampata e consegnata a mano?
Da un punto di vista macroeconomico sembrerebbe lecito, visti i rosei risultati del settore bancario degli ultimi esercizi, aspettarsi almeno un tasso di favore sulle anticipazioni di tesoreria che molti enti locali si troveranno costretti a chiedere per fronteggiare il prossimo anno.
Appare sempre più plausibile una prossima involuzione storica della finanza locale: si tornerà probabilmente ad un regime di “finanza derivata”, quale quello previgente le modifiche introdotte nel 2001 tramite riforma costituzionale.
Prima del 2001 gran parte delle risorse degli enti territoriali proveniva da trasferimenti statali. Nei prossimi anni le risorse proverranno forse principalmente dal settore bancario? Un’autonomia limitata ed una dipendenza erariale per l’erogazione dei servizi, intermediate dal settore bancario, sembrano i risvolti più probabili che caratterizzeranno i prossimi anni di bilancio potenzialmente plasmati sul previgente modello centralista della finanza locale.

