Mai come in questo particolare periodo storico, ogni nostra personale convinzione — profonda e consolidata — sul funzionamento e sulla gestione della pubblica amministrazione è stata messa a dura prova dall’evoluzione di fattori esterni alla PA, nazionali ed internazionali.
In quanto mondo strettamente interconnesso con l’ambiente politico-istituzionale, anche la PA — nel suo complesso —, risorta dall’apparente letargo dovuto al Covid anche grazie al PNRR, comincia ad accusare i primi segni di una nuova normalizzazione: una normalizzazione “stile tassi BCE”, rimasti invariati sì, ma con il beneficio del dubbio nel breve termine.
La prassi economico-gestionale “stile BCE-Lagarde” di ieri — “approccio guidato dai dati” — ‘nvedi che genia: magari poteva basarsi sulla lettura dei tarocchi – e “riunione per riunione” – ah, capito: e non uti singuli? – conferma che, per ogni PA, il momento è stabile ma al contempo estremamente fragile.
Osserveremo l’evoluzione dei bilanci comunali e delle materie ad essi interconnesse day by day, considerando peraltro eccessivamente massiva e fuorviante l’eccesso di normativa, prassi e incombenze che assediano ogni settore economico-finanziario comunale.
Sembrerebbe infatti che apporre infiniti lacci, fettucce e fiocchetti ad ogni possibile piega di bilancio garantisca eterno equilibrio finanziario agli enti locali, quando in realtà la combinazione gestionale vincente di ogni ente risiede — a parere di chi scrive — nel territorio che lo circonda, non all’interno dell’ente stesso.
Territori economicamente sviluppati, dotati di validi sistemi scolastici e di istruzione, infrastrutture adeguate, reti imprenditoriali, bassi livelli di disoccupazione e un tenore di vita medio-alto, avranno enti locali che riflettono il territorio amministrato. Viceversa, enti locali collocati in territori svantaggiati, privi di infrastrutture adeguate, con sistemi educativi e scolastici al di sotto degli standard e con scarsità o assenza di attività imprenditoriali ed alto tasso di disoccupazione e basso tenore di vita, rifletteranno in senso negativo il territorio e la popolazione che amministrano.
L’evoluzione dei comuni — nonché dell’autonomia e dell’equilibrio di bilancio degli enti locali — passa inevitabilmente attraverso lo sviluppo economico e sociale del territorio e della popolazione amministrata. Una serie infinita di regole di derivazione statale, regionale o comunitaria non potrà mai garantire ai comuni ciò che lo Stato stesso non è in grado di garantire al territorio e alla popolazione amministrata dai medesimi enti.
Per questo motivo è nato il sito Impresa & Finanza, come iniziativa editoriale strettamente interconnessa con la gestione dell’economia anche in ambito locale. Si ritiene, infatti, che un adeguato aggiornamento sulle principali variabili finanziarie e d’impresa possa aiutare chi opera sui bilanci comunali a prevedere ciò che ne determina l’andamento. Un ente locale non può prosperare economicamente solo perché aumentano a dismisura le regole imposte dall’alto — regole che, sempre a parere di chi scrive, andrebbero notevolmente ridotte —; tale prosperità potrebbe invece essere conseguita soltanto mediante il miglioramento del benessere economico diffuso e percepito dalla popolazione amministrata in ambito comunale. Saremo un giorno tutti più ricchi e più felici? Forse sì, forse no, ma non sarà certamente una pesante burocrazia statale a renderci tali.

