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30 Ottobre 2026

IMU: il test CMS per la non commercialità delle attività didattiche

La Legge di bilancio 2026 (L. 30 dicembre 2025, n. 199) interviene ancora una volta sul perimetro dell’esenzione IMU per gli enti non commerciali, introducendo – con il comma 856 – un criterio oggettivo dedicato alle attività didattiche svolte negli immobili posseduti e utilizzati dagli enti di cui all’art. 73, comma 1, lett. c), TUIR.

La disposizione qualifica la norma come interpretazione autentica (richiamando l’art. 1, comma 2, dello Statuto del contribuente) e, soprattutto, individua nel CMS – costo medio per studente la soglia di riferimento per verificare quando l’attività didattica deve considerarsi svolta con modalità non commerciali ai fini IMU.

Il comma 856 chiarisce che, ai fini dell’esenzione di cui all’art. 1, comma 759, lett. g), L. 160/2019, le attività didattiche svolte negli immobili dell’ente si intendono rese con modalità non commerciali quando il corrispettivo medio percepito dall’ente per l’attività didattica è inferiore al costo medio per studente (CMS) pubblicato annualmente dal Ministero dell’istruzione e del merito (MIM) e dal Ministero dell’università e della ricerca (MUR).

L’introduzione di un benchmark esterno (CMS) rende il confronto meno opinabile nelle verifiche comunali e nel contenzioso.

Il CMS

Per la scuola, il MIM pubblica i valori di CMS con apposite note/circolari. Ad esempio, la nota prot. n. 4710 del 9 gennaio 2026, sotto disponibile per il download, riporta il CMS (spesa annua per studente nelle istituzioni scolastiche) per l’a.s. 2025/2026, con valori distinti per grado di istruzione.

A titolo informativo, nella tabella della nota sono riportati i seguenti CMS:

  • Infanzia: € 7.204,38
  • Primaria: € 9.004,31
  • Secondaria I grado: € 7.161,37
  • Secondaria II grado: € 7.852,29

Per strutture che erogano più cicli (es. infanzia + primaria), è prudente predisporre un calcolo separato per ciascun segmento, con evidenze contabili e gestionali coerenti (rette, contributi, agevolazioni, esenzioni).

Per il MUR il parametro equivalente al CMS per l’università è il costo standard unitario di formazione per studente in corso/costo standard medio nazionale, calcolato ai sensi del D. Lgs. 49/2012 e pubblicato annualmente nelle tabelle MUR (modello DM 7 agosto 2024 n. 1166, triennio 2024-2026) disponibile al seguente link 🔗.

Valore più recente disponibile (anno 2025)

  • CMS MUR (costo standard medio nazionale) – anno 2025: € 7.719 per studente (tabella Costo standard per studente in corso anno 2025) qui disponibile🔗

Valore dell’anno precedente (anno 2024)

  • CMS MUR (costo standard medio nazionale) – anno 2024: € 7.294 per studente (tabella Costo standard per studente in corso anno 2024).

Il test del corrispettivo medio percepito

La norma usa l’espressione corrispettivo medio percepito. In termini operativi, si tratta di:

  • determinare il totale dei corrispettivi incassati dall’ente per l’attività didattica in un periodo di riferimento coerente (es. anno scolastico/accademico);
  • dividerlo per il numero degli studenti (o iscritti/utenti) cui l’attività si riferisce;
  • confrontare il risultato con il CMS ufficiale del grado/ambito corrispondente, nell’anno considerato.

Nessun rimborso per il passato

Il comma 856 è formulato come interpretazione autentica (per gli effetti dello Statuto del contribuente), quindi potenzialmente idoneo a incidere anche su controversie in corso. Tuttavia vi è inserita una clausola di chiusura molto incisiva:

“In ogni caso non si dà luogo al rimborso delle somme già versate.”

In concreto, la previsione mira a precludere (o comunque a rendere estremamente più complessa) la strada dei rimborsi IMU già pagati, anche laddove – alla luce del nuovo criterio CMS – l’attività didattica risulti non commerciale. Resta invece centrale l’utilità della norma per:

  • prevenire o contrastare accertamenti;
  • gestire correttamente l’esenzione futura;
  • supportare difese su annualità ancora aperte sotto il profilo accertativo, nei limiti consentiti dall’ordinamento (ma senza esito restitutorio).

Per gli enti (scuole/istituzioni educative non commerciali): diventa essenziale conservare annualmente: CMS ufficiale, prospetti delle rette/corrispettivi, criteri di calcolo del corrispettivo medio, e dati sul numero studenti.

Per gli Uffici tributi comunali: il controllo sulla non commercialità delle attività didattiche può essere ancorato a un parametro pubblico (CMS) e a un indicatore numerico (corrispettivo medio), con maggiore uniformità applicativa. Il comma 856 della Legge di bilancio 2026 introduce un criterio chiaro e misurabile: l’attività didattica svolta da enti non commerciali nei propri immobili è non commerciale ai fini IMU se il corrispettivo medio è inferiore al CMS pubblicato annualmente da MIM e MUR. Ma nessun rimborso per IMU già pagata.

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